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I DUE GATTI SIAMESI ( Con baffi e senza, ma anche quello senza baffi se li lecca )

NON SOLO EURO  
 (libro di Massimo D'Alema, presentato da Matteo Renzi)


(In grassetto i nomi di monete)
Tutto ebbe inizio quando, nel 2002, arrivò Euro a scompigliare l'equilibrio di una tranquilla Contea  sul mappamondo: Parpagliola.
Fino a quel momento, con Lira al timone, le cose erano state vissute in un misto di rassegnazione e speranza anche se, durante i periodi di inflazione, le banconote venivano assemblate come balle di fieno e legate servendosi di cinghie con tiranti a cricchetto. Ma la vera balla sarebbe arrivata dopo.
Il Popolino aveva perso la Bussola e reclamato un incontro con il direttore della Zecca Filippone il Grosso, chiedendo lumi su quella strana moneta, che non era carne, perchè senza sostanza, e non era pesce, anche se puzzava.
Filippone, con un ghigno di Trionfo e un sorriso da Volpetto, spiegò che da quel momento tutto sarebbe diventato aureo, con la libera circolazione di genti, monete, zecche e pulci.
Il sor Marengo, vedendosi ramingo, andò su tutte le furie e gridò la sua indignazione: "Tu sei un Cornuto e il Torellino va preso per le corna".
Sanpierino, il maniscalco del paese, spiegò con sussiego che nessuno avrebbe fatto gli zoccoli a lui, quindi prese il suo Cavallo Ginocchiello e si imbarcò verso la Libia dai suoi parenti dinarosi, tanto in quella direzione non avrebbe trovato traffico.
Il fornaio Metapane, incavolato nero, strepitò che potevano impastare i loro sporchi traffici da soli, facendo lievitare i prezzi sino all'inverosimile: piuttosto che fiancheggiarli, preferiva fare il Barbone.
Filippone, esasperato, cercò di calmare il Popolino, allestendo uno spettacolo con Patacchina e Trillina che, dimenandosi attorno ad un palo, lanciavano sornioni sguardi alla folla, promettendo quel che non potevano mantenere.
  Ben consapevole che la distrazione alimentata dalle fanciulle sarebbe durata poco, lanciò un fischio al capo delle sue guardie, Picchione, che girava con dieci manganelli attaccati alla cinta. Questi disseminò i dintorni di sgherri armati e con lo Scudo, i quali si appostarono verso le uscite strategiche per non far scappare nessuno dei limoni (... andavano tutti spremuti).
Nel mentre che avevano luogo queste proteste, la famiglia Armellino proprietaria di oltre mille appartamenti dislocati nella Contea, si organizzava rapidamente per andare incontro alla nuova moneta, nel senso che andava nella direzione opposta.
 Sapevano già che i loro immobili avrebbero raddoppiato il valore in pochi mesi e intanto, protetti da Picchione, tutti i loro tesori liquidi venivano prudentemente spediti in paradiso, lì avrebbe vegliato un certo Tredicino, proveniente dai ranghi romani, amico di uno svitato Lavitola che, quando la luna bussò alle porte del buio, gridò: "Avanti, avanti!".
Il farmacista azzimato Azzalino, da quando gli avevano prospettato l'apertura delle parafarmacie, aveva aderito all'associazione Co.Li.Ca. (Comitato Libere Carogne), che gli passava gratis l'antispastico. In un assembramento nel retrobottega aveva esclamato: "Ho  i dol... ho i dol... nel Colon...". Il collega Alfonsino, speranzoso: "Hai ingoiato i dollari?" "No! Ho i dolori!".
Il notaio Bagarone, organizzando il varo della nuova moneta, aveva persino coinvolto suo cognato Battezzone, anche per allestire il rinfresco: dovevano lanciare secchi di acqua gelida sui bollenti spiriti dei rivoltosi Carantano o'càntaro e Albulo, due sobillatori, entrambi puzzolenti, uno di orina e uno di zolfo, ma nessuno dei due quanto l'Euro.
Nel bailamme cosmico che si andava formando, il questore Torì da Mondovì , urlando tipitì dove vai a Filippone, che stava per filarsela in Svizzera, gli sequestrò il trolley pieno di lingotti e si dileguò a Montecarlo.
 Tutto precipitava sotto la colonna sonora di Money: chi poteva arraffava. Chi non poteva, afferrava chi poteva, scuotendolo a testa in giù per recuperare fino all'ultima monetina e lasciandolo sull'asfalto.
Il problema atroce era rappresentato dal  dubbio straniante di cosa si potesse comprare con Euro: la risposta la diede Ambrosino da Milano, asceta taciturno che dispensava responsi con la stessa regolarità dei distributori di caffè alla stazione, cioè ogni 40 giorni. Terminata la quarantena, si affacciò dal suo terrazzo pieno di piante preistoriche, con il rapace Aquilino posato sull'omero sinistro e sentenziò: "Con Euro non si può comprare niente".
Nei giorni precedenti, un vorticoso giro di telefonate aveva documentato la desolazione di Lira:
- Pronto Dracma, come ti senti?
- Mi stanno fondendo.
- Pronto Lira, sono Franco, se questi continuano a provocare, divento tiratore scelto.
- Pronto Peseta, come va con la ri-Costituente?
- Sono sottopeso, Lira.
Solo Marco, il più furbo del gruppo, aveva concordato le marchette con i funzionari della zecca, lui sarebbe rotolato in piedi.
La Sterlina brillava nel firmamento dei privilegiati e si gustava la scena seduta sulla mezza luna, guardando gli altri seduti sulla mannaia.
Con il trascorrere delle settimane, i parpaglionesi andavano sperimentando un paradosso tuttora insoluto: Euro era fatto di tungsteno ma questa sua forza rendeva debolissimi i suoi sudditi, che deperivano a vista d'occhio, quanto più Euro ingrassava tanto più rinsecchivano loro; Filippone spiegò che si trattava dell'effetto rinculo, ma loro avevano capito un'altra cosa.
Le gemelle Lolla e Loppa avevano prenotato un volo per il Botswana: "Meglio la Pula dell'Euro!!!
Cominciò la corsa all'oro, con i tapini passati al setaccio: nella contea i "Compro oro" si erano moltiplicati come amanite muscarie, l'usuraio Carnabò era diventato ricco come un emiro e la collana di zia Clotilde tintinnava, tremando nel cassetto.
Il gioco d'azzardo venne istituzionalizzato perchè offriva una possibilità di sopravvivenza a coloro che duramente venivano colpiti dalla crisi: i "Gratta e vinci", anche sui biglietti non vincenti, valevano come buoni per una grattachecca.
Le slot-machine, gestite da Slot-tomatica,  Loscomatica e associati  (M.a.f. -C.a.m.- ndr)svuotavano le tasche ma riempivano il cuore di speranza, in una società liquida senza liquidi. Certo, avevano anche indotto una dipendenza dalle multinazionali senza filtro, ma, insomma, arrangiatevi!
Nelle aziende, che ora si ispiravano al Copeco, era iniziata la rivoluzione copenicana (3.900 copechi= 1 Euro) e nelle scuole si studiava il nuovo verbo: "Io Rublo, tu rubli, egli rubla".
Banche e banchieri banchettavano a ostriche, champagne e fiale di sangue dei correntisti: ricevevano aiuti obesi ma, per concedere un mutuo ad una coppia di neo sposi, pretendevano la firma dei quattro genitori e degli otto nonni, questi ultimi assidui frequentatori della Caritas.
 Solo per entrare, in una banca,  chiedevano di spogliarsi completamente e depositare il tutto nelle cassette all'ingresso, capienti come armadi e provviste di grucce.
Ad un parpaglionese nudo suonò il metal-detector a causa di tre denti d'oro: spiegò alla guardia giurata che non poteva levarseli, i denti!  La guardia lo fece entrare, specificando che avrebbe provveduto il personale all'interno.
Nella prima metà del 2014 le cose sarebbero state risolte da due amici di Talento, Massimo e Matteo, che introdussero, al posto di Euro, Leopoldone e Leopoldina, monete pass-partout innovative. Con questo conio si potevano comprare anche i sindacati, scatole vuote per tasche vuote: i lavoratori avrebbero ricevuto dai padroni ( svizzeri e cinesi, i russi no, si erano attaccati alla canna del gas) blocchetti di banconote  con l'effige del duo M&M.
Ogni banconota corrispondeva ad un buono pasto presso Eataly, che consisteva in un sacchetto di pane grattugiato bio e una minerale piccola.
 NON SOLO EURO!!!!

Pubblicato il 20/3/2014 alle 16.28 nella rubrica diario.

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