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MAYDAY



Succede nel Paese di Bengodi,
dove trovano asilo i 101
che all'orizzonte hanno levato Prodi,
ancora oggi, figli di Nessuno.

Incombe un venefico connubio
tra Matteo e Massimo. Congiura
di signorotti, tacito preludio
di chi, a sinistra, ha pronunciato abiura.

Il Gran Tarpano, Beppe salaccaio,
affetto, invero, da macrochilia,
perfezionando il danno, in semenzaio
ha coltivato la coprofilia.

Cànchero, cancheraccio e cancherino,
signori: Beppe, Massimo e Matteo.
Quando il buongiorno si vede dal mattino,
la crisi si indirizza all'apogeo.

Confondere le acque: molto astuto
nutrire con affetto il Gran Posticcio.
L'implume, col baffuto ed il barbuto,
complici nel sottendere l'impiccio.

Tutto, purchè mai nulla di sinistra
modifichi la sorte al Belpaese.
I guastatori, in tre, lingua salmistra,
ridotto l'hanno, insieme, a male arnese.

Nel frattempo, il Popolo popò,
il popolino saccente e illuminato,
perduto innanzi al fuoco dei falò,
protesta urlando, ma non è mai cambiato!

Chè nel PD stranito, i pochi saggi
vorrebbero soppressi come fuchi.
E, recidendo tutti gli ancoraggi,
avremo il mal Partito degli eunuchi.

Medianico, mediatico reset,
allucinata psicosi collettiva.
Il Paese venduto a Mediaset
e nessuno ne ferma la deriva.

Pubblicato il 1/10/2013 alle 14.57 nella rubrica diario.

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